carta manuscrita Padre Antonio Seganfreddo a padre Marco Simoni- italiano da época- transcrita ipsis litteris-1900


 

Carissimo confratello  Marco 

 

Capoeiras  3 agosto 1900

.  

 

 

Ho ricevuto la tua carissima , mille grazie

   Ho ricevuto anche l’infausta  nuova della morte del molto reverendissimo rettore. Mi dispiace davvero  ,Ho pregato  e celebrato per suffragio dell'anima sua. Ho consegnato nel mese di gennaio scorso al provinciale mil reis trecento altri quattrocento al 26 di maggio scorso . Mi dice l’averli spediti all’Istituto a mio nome. Spero che saranno arrivati . Mi dice pure che essendo mancato il Rev.Rettore Giuseppe Molinari al quale erano diretti , sarà anche un pó difficile poterli ritirare del Banco. Mi farai il favore di scrivermi per sapere come è andata la faccenda.

Io ho tutta la buona volontá caro confratello, di aiutare L'Istituto  ed é mio dovere , ma che voi, mi trovo in un territorio poco popolato, con terreni poco fertili e coloni poveri assai.Per questa ragione mi tocca viaggiare tanto, lavorare molto e guadagnare poco. Faccio tutta l'economia possibile, non mangio pane ne bevo vino, vivo a polenta e acqua , dormo su un pastierisio , abito in una meschina casa di legno, dove il vento entra da un lato ed esce dall'altro sensa trovare impedimenti . Quando mi trovo in letto devo tenere sempre gli occhi chiusi per difendermi della polvere portata dal vento.

Due anni fa aveva un territorio due volte tanto , ma il p.Pietro Colbacchini fece persuaso il vescovo di Porto Alegre e mi tolse la parte migliore, o sia restó il P. Colbachini la carne, a me l’osso.Pazienza ,Venendo qui il P.Provinciale sperava di avere un aiuto , o sia che mi facesse ritornare tutto il mio vecchio territorio , ma egli non vuole mettersi in lotta col Rev. p.Colbacchini . disapprova l’operato del suddetto, ma non ha volontà di fargli intendere.

Il padre Vicentini dice che la missione di Alfredo Chaves é piú faticosa delle missione dell’Africa, e perció vuol ritornare in Italia, non più tardi del mese di marzo prossimo .Vado sempre aiutarlo, e mi vuole molto volentieri ; siamo lontani 21 chilometri egli al sud ed io al nord  . Siamo confinanti .  Il 31 di luglio corrente mese arrivai alla sede di Alfredo Chaves e mi fermai due giorni per parlar di più. .Quanto lavoro , principalmente confessione giorno e notte al confessionale. Era contento ,mi ringraziò tanto dell'aiuto.È impossibile , solo non     può   andare , innanzi  sarebbero pochi in due.

Ci sono più di duemila famiglie e come può fare tutto un solo sacerdote?. Qui nella mia sede sono   ora mutilata, ho appena  350 famiglie, eppure ho il mio lavoro. Si, che io trovandomi tra Colbacchini e Vicentini molti dei loro vengono qui da me , specialmente per confezione e benedizione.

Il P Serraglia è sempre lo stesso, dice sempre che si quando sarebbe utile il dire no. Egli col suo modo di agire peggiora sempre la condotta  del P.Colbacchini , lo favorisce in tutto e per tutto, e quel che è peggio racconta  al medesimo l’óperato degli altri sacerdoti delle sedi limitrofe , che non sono della nostra congregazione . Il padre Pietro poi scrive al vescovo di Porto Alegre ed per questo mancano sempre obietá. Da  pochi giorni gli ho  dato una buona lavata di capo , mi ha promesso che per l'avvenire non dirá  più nulla  . Ma lo  corregei anche su il p.Serraglia , e temo della sua conversione.

 

Io so che il  P.Vicentini domanda.conto anche di me , ma il p. Vicentini non cessa di prendere informazione sul mio operato , non ha ancora trovato nulla da dovermi riprendere. Spero e credo che non troverá mai nulla perché tutto ciò che ho fatto non ha cercato l'ónor degli uomini  , ma per Iddio . Degli uomini  .nulla  cerco e nulla spero, e nulla voglio, procuro di evitare per quanto mai posso chiacchiere e discosione  , ma cerco la fede, parlo, procuro con buone maniere, per curare anime a Dio.

Se il p.Vicentini , come ha detto , verrá davvero in Italia , e se qui non verrá nessun altro della congregazione  in suo luogo , io certamente restaró qui , perché vicino al padre Colbacchini non può vivere in pace nessuno. Non può proprio vivere se non ha questioni con qualcuno , é proprio una malattia. Son quattro anni che é qui , e non è passato un giorno senza questioni .  I primi sono sempre i sacerdoti e se egli fosse un re , a quest’ora tutti i sacerdoti sarebbero tutti impiegati. Disse un sacertote della congregazione dei Gesuiti “ .Se il padre Pietro fosse un vescovo i suoi preti sarebbero tutti sospesi appesi ad un pino.  I secondi sono i negozianti impiegati poi i coloni , uomini , donne, vecchi e vecchie di qualunque condizione, pure  così anche i giovani. Le giovane poi sono trattate  un pó meglio , le sole esente degli insulti del p.Pedro. Gli altri poi tutti devono passarne di belle.

 

Dunque , carissimo Marco , l’ano venturo facilmente ciò rivedremo . Se so che sará a S.Paolo , verró trovarti prima di salpare per l'Italia. Se mi mandarono un compagno , resteró qui, altrimenti faró come ho detto.

Ti ringrazio che sei ricordato del mio povero padre, mia madre è con mio fratello Giuseppe, io son qui solo con un  uomo  il quale mi  serve da Perpetua ed anche da sacristano.

Son giá quattro anni che mi trovo qui in queste terre, ne ho passate proprio di belle e bellissimi, ma i dispiaceri maggiori li ho ricevuti dai miei rev. confratelli.Per questo non importa, tutto ho sopportato volentieri.

 Inquanto  poi al mio operato fu il seguente:

Il primo anno consegnai , per ordine del compianto Rettore al Rev.Padre Pietro Colbacchini più di un conto de reis ,ora nega. Ci vuole pazienza .Il secondo anno , per comando del Rev. padre Colbacchini ho pagato seiscento e cinquanta mil reis al colono Faedo Giuseppe per compensarlo delle lire cinquecento che egli aveva lasciate all'Istituto di Piacenza  più nello stesso anno lo dovuto celebrare cento e trenta e tre messe pei confratelli di Curityba Brescianini  e Consoni per il denaro che mi avevano dato onde potesse terminare il mio viaggio, non avendo un reis di quei pochi che mi aveva dato il Rev.Retore; cioè duecento e cinquanta lire, spesi questi alla Dogana di Santos per le casse e oggetti destinatari ai Reverendissimi Padri   del Paraná . Più lo stesso anno ho spedito 206 lire in oro all’ Istituto di PIacenza.

Il terço anno ho spedito ottocento milreis , seicento li ho consegnati al P.Vicentini , egli ha spediti al compianto José Molinari e duecento li ho spediti col mezzo   del  Banco Inglese di Porto Alegre e 250 mi costò il cavallo, il primo che mi ho comprato con i miei denari. Colbacchini me ne aveva comperato uno , poi me lo tolse e  lo ha venduto, lasciando-me a piedi.Pasiensa.

Il quarto anno poi consegnati al provinciale 300$000 mil reis in gennaio e quattroce  ai 26 di .marzo corrente anno .Più ho la chiesa in lavoro e ho offerto dieci mila mattoni , mi costarono 280$000 mil reis., piu ancora, ho fatto fare a mie spese  mila (lesole (cappi) e mi costarono 365$000 reis , e di quest’ultimi devo ancora 150$000 mil reis

Su con me ho soltanto un uomo e mi serve da Perpetua ed anche sacristano. Sono otto mesi che mi serve e non l’ho ancora pagato ,perché vuole servirmi finché  ha guadagnato tanto che basti , per pagare la colonia che possiede al governo.

 Dunque , carissimo confratello , trovandoti al posto più elevato  della nostra congregazione , credo che sia cosa conveniente che tu sappia tutto questo.

Nota peró , che io  ho  soltanto 180 famiglie italiane appartenenti a questa sede, il restante , che sarano uguale cifra sono brasiliani, alemani, polacchi e russi.Quattro ore poi lontano da questa mia sede , ci sono altre 150 famiglie di italiani confinati in una isola  tra due rii Prata e Turvo . Questi vado a visitarli cinque o sei volte all'anno .son poveri e poverissimi e molte volte non possono .pagare neppure la messa e cosi pure il resto caro Marco , dico il vero, che se non avró per l’anno venturo un confratello in mia compagnia , senza dir nulla a nessuno  viaggio diretto in Italia.

Raccomandami a Mons. Vescovo.Addio.

 

memento Mei

Sono il tuo confratello

Padre Antonio Seganfreddo.

 

 

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